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Attraversare il cuore dell’Abruzzo. È possibile, o è solo un modo di dire?

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Articolo di Maria Fantone – DADAbruzzo

Pensavo anche io che fosse solo un modo di dire, fino a quando non mi sono concessa qualche giorno per me. Ho deciso di ripercorrere i passi dei tanti viaggiatori che alla fine del 1800 hanno attraversato la mia regione, un po’ perché avevo bisogno di pace, e un po’ perché volevo capire cosa li aveva spinti ad attraversare mezza Europa per venire in una zona “periferica” come l’Abruzzo (che poi è periferia solo rispetto a Roma, d’altronde siamo noi a stabilire il centro e di conseguenza ciò che è periferia).

Mi sono lasciata alle spalle la Majella e ho iniziato a risalire le Gole del Sagittario.

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Ho attraversato un paesaggio da fiaba, con gallerie scavate nella roccia. La strada “tutte curve” scorre a margine di una vallata profonda 100 metri, dove scorre il fiume Sagittario.

Un cartello mi ricorda che la velocità in automobile può far male a me e agli orsi: quale invito migliore, per godersi il panorama e salvaguardarsi?!?!

E così poco dopo, le acque cristalline del Lago di San Domenico mi ricordano che sono già a metà strada, posso concedermi una breve passeggiata all’eremo di San Domenico e una pausa presso l’area pic nic annessa.

 

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Dopo le ultime curve si raggiunge il Lago di Scanno, il lago naturale più grande d’Abruzzo. Questo lago, quello a forma di cuore – per intenderci-, è interamente circumnavigabile: in auto, in bici, a piedi…non mi resta altro che scegliere come!

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Avendo fatto il giro del lago a piedi, bisogna riprendere le forze! Appena arrivata a Scanno, non potevo non fare una sosta nella Strada dei fotografi per scattare una foto delle case a schiera, e un salto alla Pasticceria Di Masso per assaggiare il Pan dell’orso.

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Inizio la mia visita a Scanno dalla piazza della chiesa Santa Maria della Valle, dove trovo ad accogliermi una statua in bronzo che riproduce una donna con il tipico abito scannese e una conca. Non resta altro che perdermi tra i vicoli del borgo, alla ricerca delle case tradizionali con la scala esterna: “la cemmàusa”. Per riuscire a incontrare le anziane signore che ancora indossano l’abito tradizionale, mi apposto per qualche minuto: ed ecco spuntare una barcollante nonnina che va a fare la spesa alla bottega del paese.

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Percorrendo la via degli orafi, che mi riporta in piazza, ammiro le vetrine che parlano un linguaggio unico e inconfondibile: quello abruzzese. Qui scopro che gli uomini da queste parti sono stati da sempre dei grandi romantici. Prima di partire per la transumanza donavano alla propria amata la “presentosa” come pegno d’amore e come segno distintivo di donna impegnata. Come fede, ci si scambiava le “manucce”, anello a tre ghiere raffigurante le mani dei due sposi che si stringono per scambiarsi le promesse, tenendo stretto un cuore.

 

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Per conoscere da vicino l’Abruzzo autentico però, bisogna uscire da Scanno e raggiungere la Valle Scannese. Ampia vallata adibita al pascolo, dove ancora oggi gli unici rumori che si sentono, sono quelli del ruscello, il campanaccio delle mucche e il belare delle pecore.

Qui vive Gregorio, il pastore più famoso d’Abruzzo. Dalla sua sapiente e paziente lavorazione del latte nascono i formaggi più premiati della nostra regione. Non mi resta che affidarmi a lui e alla sua famiglia per un pranzo genuino, per degustare gli antichi sapori della valle.

Questa breve fuga dalla realtà quotidiana mi ha riempito gli occhi di verde, i polmoni di aria pura e il cuore di Abruzzo.

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