Il Montepulciano d’Abruzzo è figlio di una regione dalla forte identità territoriale e frutto di una storia locale lunga più di un secolo. Già da diversi anni, i filari di questa uva insistono su tutta la regione, dalle zone montuose interne, passando per le colline, sino ad arrivare alla bellissima costa, dove il vitigno trova l’ambiente ideale per essere coltivato con i suoi allevamenti che spaziano dalla classica pergola abruzzese al filare basso a spalliera.

 

Per ottenere la Doc, il Montepulciano d’Abruzzo deve essere prodotto quasi esclusivamente da uve dell’omonimo vitigno a cui si possono aggiungere altre uve provenienti da vitigni abruzzesi a bacca rossa nel limite del 15%. Tutte le piante devono essere coltivate su terreni collinari o di altopiano, ad una altitudine non superiore ai 500 metri s.l.m. ed eccezionalmente ai 600 metri per quelli esposti a mezzogiorno.

Vigoroso e mediamente tardivo, è un vitigno abbastanza resistente che dona una produzione abbondante da cui si estraggono vini organoletticamente intriganti, piacevoli se degustati giovani e più complessi se affinati lungamente in botti di rovere sfruttando la spiccata propensione all’invecchiamento al pari di altri nobili vitigni a bacca rossa.

L’istituzione della D.O.C. Montepulciano d’Abruzzo è avvenuta nel 1968 e ha inserito questo vino, a pieno titolo, nell’olimpo dei grandi rossi italiani.

Le origini di questo vino rosso sono antichissime, come testimoniano gli scritti del greco Polibio (206 a.C.- 124 a.C.), che ne decantava le virtù terapeutiche sui feriti e la capacità di rinvigorire gli uomini, e il poeta romano Publio Ovidio Nasone (43 a.C.-17 o 18 d.C.) che lo citava spesso nei suoi racconti.

Nell’opera “Laus Vitae”, Gabriele D’Annunzio invita a godere del tempo presente, richiamando il forte legame tra l’uomo e la natura. Lo stesso legame radicato ed indissolubile esiste tra gli abruzzesi, popolo forte e gentile, e la sua amata Doc Montepulciano d’Abruzzo, che ha da poco festeggiato i suoi primi 50 anni.

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