Raggiungere l’ABBAZIA DI SANTA MARIA D’ARABONA significa percorrere le belle strade verdi abruzzesi, in collina, ai confini del nel Parco Nazionale della Maiella, ritrovarsi su un poggio che domina un grandioso paesaggio e condividere con il tempo una certezza: quella di essere in un sito ‘sacro’, che in età antica doveva ospitare un altare o ara sacrificale alla dea ‘pagana’ Bona o Bono (da cui, secondo alcuni, deriverebbe l’etimo).

In località Piano Santa Maria d’Arabona sono stati rinvenuti reperti che si addentrano persino nel remoto Paleolitico inferiore medio. Ci troviamo poco distante dal fiume Pescara, nel comune di Manoppello (PE), anche se sotto la diocesi di Chieti. Il nome esatto dell’Abbazia è Sancta Maria de Ara Bona, che secondo alcuni potrebbe provenire dalla caratteristica salubre del territorio. L’abbazia è stata fondata dai Cistercensi nel 1209.
Sicuramente sarà noto a tutti come, nel “sistema cistercense” , tutte le Abbazie derivino da quattro ‘Madri’ principali. Da esse, nacquero centinaia e centinaia di abbazie-figlie. Santa Maria d’Arabona deriva dalla linea di Clairvaux (Chiaravalle). Per essere precisi, Arabona fu fondata da monaci che provenivano da S. Anastasio di Roma (Tre Fontane), che avevano ricevuto in dono il terreno per edificarla. La comunità cistercense di S. Anastasio (Tre Fontane) dipendeva direttamente da Clairvaux e, a sua volta, generò sette ‘figlie’ : San Benedetto de Silva (ignota la data di fondazione), Casanova (Pennensi, 1191-1807), Arabona appunto (1209-1587), Santa Maria de Caritate (de Sylva),1211-?, Sant’Agostino di Montalto (1215-13??), Palazzolo (1244-1398), Santa Maria di Ponza(1246-). Abbiamo visto nella parentesi che l’Abbazia ha una data di nascita e una di “morte”: sebbene esista ancora, ad un certo punto, decadde come abbazia cistercense. Cosa accadde ad Arabona è poco chiaro, ma si sa che nel 1412 i monaci avevano lasciato l’Abbazia, che venne occupata dal conte di Ferrara. Nel 1587 il papa Sisto V decise il passaggio ai Minori Conventuali della Basilica dei Dodici Apostoli di Roma, affinché la risollevassero. Divenne proprietà della famiglia dei Baroni Zambra, di origine lombarda ma trapiantati a Chieti. Fu restaurata nel 1947- ’52 e oggi è gestita dai Padri Salesiani (per donazione della suddetta famiglia).
L’Abbazia è un esempio di architettura borgognona a blocchi di pietra regolari, con contrafforti e abside piatta con finestre disposte simmetricamente: 3 alla base, 2 al centro, una grande a rosone traforato in alto. Manca la tipica facciata perché la costruzione non è stata ultimata. L’interno a tre navate è caratterizzato da pilastri a fasci svettanti, arcate e volte ogivali e a tutto sesto e costoloni in pietra. La cupola ribassata è scandita da costoloni convergenti in un anello con foglie di acanto. L’abside conserva begli affreschi sulla parete fondale: S. Elisabetta, il Crocifisso, la Vergine col Bambino che ha in braccio un cagnolino, opera di Antonio de Adria (di Atri) del 1373. Rialzato da gradini, l’altare in pietra è ornato da sculture; sulla parete di sinistra poggia l’artistico tabernacolo finemente scolpito, retto da agili colonnine dai preziosi capitelli. Più avanti svetta la colonna per il cero pasquale percorso da minuziosi significativi rilievi delicatamente ricavati dalla pietra.
Il complesso abbaziale di Santa Maria Arabona, nonostante sia solo parzialmente compiuto e abbia subito diverse trasformazioni, rimane la testimonianza più preziosa di architettura cistercense in Abruzzo e restituisce il suggestivo rigore della spazialità gotica.

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